Per gestire la carenza di medici (specialisti) la politica ha varato un nuovo provvedimento, e in particolare l’art. 44 quater della legge n. 56 del 29 aprile 2024, circa la possibilità di assunzione dei medici in formazione specialistica, cioè senza che questi non abbiano finito il percorso di formazione. Con questo articolo è possibile assumere presso qualsiasi ospedale italiano (anche fuori dalla rete formativa selezionata a oggi secondo la legge 402/207, dove si stabiliscono dei criteri minimi per poter insegnare) un medico specializzando a partire dal secondo anno di specializzazione, dove proseguirà tutta la sua formazione, senza poter effettuare rotazioni presso altre strutture.

La formazione medica non può prendere «scorciatoie» (di Elena Bignami)
Le recenti iniziative in risposta alla carenza di personale possono diventare un boomerang. Assumere nuovi dottori senza che questi abbiano completato il percorso di «addestramento» può avere ripercussioni su colleghi e pazienti
Una volta assunto con questa modalità, non sarà più tenuto a rispondere agli organi accademici né ad essere da essi valutato circa la corretta acquisizione di competenze tecniche e non-tecniche. All’Università compete solo la «formazione teorica», ma non quella pratica. Saranno, quindi, le strutture ospedaliere che assumono i giovani colleghi a dover garantire, oltre al tutoraggio, anche la certificazione delle competenze pratiche acquisite e le attività assistenziali che lo specializzando può svolgere in autonomia. Tale certificazione sostituisce la prova di esame di fine anno ed è valida ai fini del rilascio del diploma di Specializzazione, sempre a carico, però, dell’Università.
Come si può pensare che un medico specializzando dopo un solo anno di specializzazione abbia acquisito un know-how necessario per essere autonomo e lavorare al pari di un medico già specialista? Infine, dopo alcuni anni gli Atenei si troveranno a dover rilasciare diplomi di Specialità senza aver avuto la possibilità di seguire e valutare il percorso dei medici specializzandi, né di ricevere quei feedback essenziali per migliorarne il percorso formativo. Fare buona formazione è difficile, e per questo è importante che a farlo siano persone motivate e che sappiano insegnare e verificare l’apprendimento, in particolare per chi è all’inizio di un percorso anche di crescita.
Il «mestiere» si impara negli ospedali, vero. Ma ci vogliono tempo, spazi e competenze. Non si dovrebbe correre il rischio di trovarsi ad «imitare» il collega o in situazioni di «autoapprendimento». Moltissime strutture sono capaci e pronte, in particolare lo sono gli ospedali che ad oggi fanno parte delle reti formative. Non dovrebbe esserci una contrapposizione tra Università (teoria) e pratica (ospedali), ma una continuità di apprendimento con obiettivi comuni, coinvolgendo medici universitari e medici non universitari. Perché la formazione completa e adeguata deve essere una certezza e una sicurezza per il medico e una garanzia per il paziente.
* Membro Consiglio Direttivo Collegio Professori Anestesia - Rianimazione e Presidente Eletto Siaarti
